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Il DIALOGO CHE CONDUCE OLTRE

Mi sono portata di fronte ad una scelta inequivocabile: continuare a soffocare ciò che intimamente sentivo oppure iniziare a dire e veicolare le mie sensazioni, i miei bisogni, i miei desideri, le mie emozioni?

 

Ecco quando ti poni di fronte ad un interrogativo di questo calibro, la risposta è già dentro la domanda, la risposta è il motore stesso del viaggio, la risposta equivale ad una scelta di felicità differente, ad una presa di responsabilità che rivoluziona il tuo modo di vivere.

Allora l’altro ieri è successo che tra le mani mi sono arrivate queste parole (leggi attentamente): “se smettessi di essere chi credi di essere, fino ad aderire a ciò che la tua biologia materializza della tua anima... allora saresti in contatto con il potenziale che abita in te, allora diventeresti un nessuno che si manifesta secondo chi deve essere, secondo un programma che è fin dall’inizio tradotto nella sua biologia, che si vede nelle posture, in come dà la mano, in come sorride… allora saresti chi sei senza alcun distacco dalla tua unicità e il ben-essere sarebbe pieno e completo”.

 

Caro Lettore, prenditi il tempo per rileggere queste parole, per farle girare dentro, per trovare spazio.

 

Mi sono accorta che i primi “non detti”, i primi silenzi, le mie prime parole dette e non dette sono avvenute all’interno della mia famiglia, con i miei genitori, con i miei fratelli. S’impara un dialogo familiare che il più delle volte non è davvero DIALOGO, ma un mero tentativo di sopravvivere e sottrarsi all’unico incontro possibile: quello emotivo, quello autentico, dove ci si dice davvero di che cosa si ha bisogno e come si sta.

Ma questo in quante famiglie avviene? Quanto dolore deriva dal NON-DIALOGO? Quanta sofferenza ha radice nella tua famiglia?

Quanti di noi sorvolano, dimenticano, schivano il dialogo emotivo, la richiesta di dialogo?

 

Il dialogo permette un riconoscimento. La realizzazione di un dialogo sottintende queste parole: “ti vedo e ho voglia di vederti” – “so che ci sei, ti sento”.


Per poter riprende un dialogo con l’altro, con le nostre radici, è necessario riconoscere la necessità di creare innanzitutto un dialogo AUTENTICO con noi stessi, con te stesso; di concederti di dire a te stesso  “ti vedo e ho voglia di vederti”- “so che ci sei, ti sento”.

Quanto ti senti? Quanto dialoghi con ciò che abita dentro di te?

Per poter discernere, riconoscere, saper scegliere consapevolmente è inderogabile prendersi del tempo di ascolto, di dialogo, di comunicazione bidirezionale, di incontro autentico con le radici, con la tua essenza, con la tua impronta.

 

Oggi posso dire di riuscire a sperimentare la mia cifra stilistica, la mia autentica stretta di mano, il mio modo personalissimo di sedermi, di salutare, di presentarmi, di raccontare buffamente ciò che mi accade dentro .. ma so che sarà il viaggio che mi consentirà di DONARE la mia missione a questa dimensione terrestre; 

questo posso sperimentarlo, perché mi concedo giornalmente un dialogo, un incontro con i miei bisogni, con i miei desideri, con le mie emozioni e concedo a chi amo di far parte di questo DIA-LOGO.

 

 

 

Dialogo- mettere in condivisione (nel mezzo) il logos (il verbo)- l’essenza primordiale. (in principio era il verbo) /sapienza divina-in ultima analisi/

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